Il mio incontro con Enrico Brizzi: versione 3.0
Si inizia a scrivere per imitazione; un qualcuno ha scritto una storia talmente bella da riversare nel nostro pozzo di ricordi, emozioni, sensazioni e visioni, il desiderio di scovare parole oneste per raccontare il nostro vissuto.
La relazione silenziosa che si instaura fra lettore e scrittore a volte trasmette una passione così forte che oltre per il libro, si comincia a diventare riconoscenti per la passione che l’autore è riuscito a far sgorgare con la propria scrittura.
Enrico Brizzi, entrando in casa mia con Jack Frusciante è uscito dal gruppo, è come se mi avesse indicato la lampadina con cui far luce nelle mie scelte da lì in poi. Il primo incontro con Enrico, virtuale e interfacciato dallo scritto, con cui ho iniziato il mio monologo intimo fra quel che c’era e poteva essere, è iniziato esattamente così.
Il dialogo intimo è andato avanti fino a quando ho notato che sul suo sito dava la possibilità di inviare i propri racconti per ricevere una valutazione dalla sua redazione e poi da lui stesso.
Ho letto l’esperienza del Kick Start service di Flavio Allegretti e preso il coraggio, mi sono decisa a tentare e mandai il mio ultimo racconto.
Qualche mese dopo con mia grande meraviglia mi scrisse direttamente Enrico per comunicarmi il fatto che grazie al mio racconto, mi ero aggiudicata l’ambito premio di una giornata con lui a Bologna, da dedicare interamente alla mia scrittura.
Ora al di là del fatto che ero oltre ogni dire entusiasta di poterlo conoscere di persona, rimaneva sempre il fatto che avevo ricevuto un complimento da lui, non solo competente e scrittore, ma il mio scrittore.
L’incontro vero e proprio avvenne alla fine di marzo del 2006 e senza grandi girotondi credo che sia stata più l’emozione di incontrare una persona che uno scrittore. Ha perduto l’aurea, quella cosa che si disegna intorno alle persone distanti, videizzate, che non fanno parte della raltà e possono anche essere sagome di cartone messe in movimento.
Ma anche non ce l’ha mai avuta l’aurea; è anche quella una delle cose che vengono create per far credere che ci siano distanze che non verranno mai colmate.
“Come’è Enrico Brizzi?” mi viene chiesto.
La prima risposta che mi viene in mente è: “Ha una faccia molto simpatica e la cosa che mi ha colpito subito è stato il sorriso; riesce a far vedere in contemporanea l’arcata superiore e inferiore dei denti e non l’ho visto fare da tante persone!”
Mette tutti a proprio agio e non ha limiti di conversazione. Riesce a dare retta a tutti anche se il tempo è poco, le cose da fare sono parecchie, le persone da incontrare sono molte. Non si risparmia ed è allo stesso tempo discreto, più preoccupato ad ascoltare che a dire; è consapevole di avere le orecchie e gli occhi addosso ma non usa il fuoco dell’attenzione per bruciare attorno.
Ha capacità di coinvolgere con progetti, iniziative e appoggia anche gli altri che lo seguono. Flavio e Paolo che con lui camminano e sostengono i suoi progetti ricordano come me questa sua generosità continua e parlando anche delle loro esperienze, ormai lo considerano un amico.
Credo che sia una emozione unica allacciare un rapporto con una persona che prima hai imparato a conoscere dalle emozioni e che poi incontrandola, riesce a donarsi in altre forme, quasi del tutto inedite.
L’ultima versione di questa esperienza è la gioia che riesce a dare quando, a distanza di tempo, ti manda un messaggio per dirti che ci si vede a breve e ricevi poi notizia che sì, effettivamente, Enrico è tornato in città.
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