WEB IS THE WINNER

di Cinzia Moretti
Con quanti voti in più si vince un’elezione? Un milione, diecimila, cinquecento?
Tutti ci ricordiamo un paio di recenti vittorie con margini clamorosamente ridotti: Presidenziali USA 2000 (Bush & Gore: con 537 voti, Bush wins), e la combattutissima Prodi & Berlusconi del 2006 (ribattezzata dagli elettori di sinistra “Tanta fatica per niente”).
Vittorie per un soffio, per una manciata di voti. E non sono eccezioni in un quadro che, ormai quasi abitualmente, vede l’opinione pubblica delle democrazie occidentali perversamente e pervicacemente orientata metà a destra e metà a sinistra.
Certo, ogni elezione è storia a sé. Dipende dal Paese e dalla parte di territorio che vi è coinvolta.
Per esempio in Italia, per esempio le prossime Regionali. Quanti voti serviranno a fare la differenza?
Sempre più spesso vincere significa saper raggiungere -e interloquire con- piccoli gruppi di persone portatrici di realtà e istanze anche molto specifiche.
E questo è ciò che sa fare il web.

La rete è un insieme di nicchie, d’infiniti pubblici precisi che si possono individuare e trovare, coi quali ci si può confrontare su temi rilevanti per loro (è la teoria della Long Tail, di Chris Anderson, di Wired).
In politica la Long Tail si traduce nella possibilità di connettere i candidati a una moltitudine di nicchie di elettori possibili, offrendo loro temi di confronto specifici, sapendo che l’insieme di tante nicchie può dimostrarsi numericamente superiore a quello che è stato fino ad oggi l’elettorato, visto in quanto massa.
Dire che l’elettore medio non esiste, che è un’astrazione approssimativa inventata per correggere l’imprecisione dei media tradizionali, è proclamare l’ovvio.
Eppure la poitica ancora non riesce a fare seriamente propria l’idea (digital divide generazionale? Panico da perdita di controllo culturale?) che la conoscenza professionale delle piattaforme, dei linguaggi e dei flussi di comunicazione del 2.0, in campagna elettorale, non sia più prescindibile.
Un’obiezione è che il pubblico di internet sia comunque essenzialmente composto da alcuni specifici gruppi di persone, mentre altri lo frequentano solo marginalmente o ne sono fuori.
Obiezione respinta. Ecco una freschissima ricerca (luglio 2009) commissionata ad Astra Ricerche dall’Ordine dei Giornalisti della Lombardia, dal titolo “Gli internauti italiani e il consumo di informazioni tramite ‘media’ classici e ‘new media’” , perfetta per sfatare una serie d’idee prive di fondamento.
Ad esempio…
Non è vero che il web è frequentato maggiormente dagli uomini.
Su un totale, in Italia, di 16.100.000 utilizzatori di internet, il 47,1% sono donne (7.600.000) e il 52,9, uomini (8.500.000).
Non è vero che è utilizzato soprattutto dai più giovani. Infatti il numero dei frequentatori è perfettamente distribuito sulle quattro fasce d’età in esame.
Abbiamo: 15/24enni per il 20,5% (3.3000.000); 25/35enni per il 26,8% (4.300.000); 34/44enni per il 28,6% (4.600.000); 45/55enni per il 24,1% (3.900.000).
Non è vero che è più diffuso al nord. È diffuso allo stesso modo su tutto il territorio nazionale.
E precisamente: a nord ovest il 26,6% (4.300.000); a nord est il 18,5% (3.000.000); al centro il 19,3% (3.100.000); a sud e sulle isole il 35,6% (5.800.000).
Non è vero che è maggiormente diffuso nelle grandi città. Come si vede, anche in questo caso la distribuzione per dimensioni del centro abitato è ben equilibrata: meno di 10.000 abitanti, 22,2% (3.600.000); 10-30mila abitanti, 24,6% (4.000.000); 30-250mila abitanti, 28,9% (4.700.000); più di 250mila abitanti, 28,9% (4.700.000).
L’unico vero fattore differenziante è ancora il titolo di studio.
Infatti utilizzano il web solo lo 0,3% delle persone con nessun titolo di studio o la licenza elementare (100.000); l’8,6% di quelle con la media inferiore (1.400.000); il 58,6 dei diplomati (9.500.000); il 32,4 dei laureati (5.200.000).
Ancora un dato interessante: le famiglie con un figlio minore di 17 anni non presentano una propensione al mezzo più spiccata delle altre. Sono infatti su internet il 38,3% di famiglie con un figlio da 0 a 17 anni, e il 61,7% di chi invece non ce l’ha.
Dunque online ci sono proprio tutti.
Mancano solo i politici. Sempre un po’ indietro rispetto al paese reale…
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